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L'appello del martedì: e venne il giorno del grande rimorso
L'appello del martedìCon una prestazione appena discreta, il Catanzaro liquida la pratica Benevento e rimanda nel Sannio a mani vuote la capolista.
Proprio la partita di ieri, però, se da una parte ci inorgoglisce per la vittoria contro i primi della classe dall’altra riapre delle ferite su ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.
Ancora di più ed anche per i più scettici è arrivata la conferma che effettivamente questo, come quello passato, non è stato affatto un campionato di livello tecnico eccelso per cui sarebbe bastato poco, molto poco, per potere dire la nostra fino alla fine in chiave promozione.
Ancora di più sale, quindi, il rammarico se si pensa che sarebbe semplicemente bastato proseguire il lavoro intrapreso l’anno scorso da Carmine Longo anziché ripartire nuovamente da zero per poi rimanere ancora una volta con un pugno di mosche in mano.
Arrivati a questo punto sembra doveroso iniziare a trarre i primi bilanci.
Se da una parte si è tutti concordi riguardo le enormi responsabilità da attribuire all’ex presidente senatore Avv. Giancarlo Piattelli, reo di non avere saputo sfruttare al meglio la chance Lodo Petrucci, dall’altra onestà intellettuale impone un’analisi più approfondita e più ampia che non può non prendere in considerazione altri fattori.
Ciò appare necessario anche e soprattutto per evitare che addossando le responsabilità su una persona altre possano trincerarsi dietro tale alibi che non devono avere e che non hanno.
E’ giusto, quindi, che anche altri si assumano quelle che sono le loro responsabilità.
Ci riferiamo, dunque, oltre che a coloro che lo hanno coadiuvato in toto in tutta la gestione tecnico – organizzativa della società, anche ai calciatori medesimi.
Se è vero, infatti, che i risultati nel calcio come in ogni azienda si ottengono con serietà, con programmazione e con un’ organizzazione all’altezza, è altresì vero che nel calcio come anche nella vita, i successi si ottengono anche grazie ad altre variabili o componenti, quali il cuore e la generosità, che purtroppo in quel di Catanzaro sono mancate totalmente sia in buona parte dei dirigenti sia in molti calciatori.
Basta semplicemente andare a verificare lo score di alcuni di essi per avere conferma di quanto sostenuto.
È emblematico al riguardo, e lo si sarebbe dovuto comprendere immediatamente adottandone gli ovvi rimedi, ciò che è accaduto in quel di Roma contro la Cisco oppure in quel di Cassino laddove, dopo avere perso punti preziosi per colpa di gravi disattenzioni di alcuni calciatori in particolare, i medesimi anziché chiedere scusa ed impegnarsi più di prima, si permettevano il lusso finanche di alzare la voce e lanciare invettive contro l’ambiente catanzarese.
Quelli descritti sono solo alcuni dei tantissimi episodi dai quali trarre quanto sia stata poco amata la gloriosa maglia del Catanzaro da coloro che invece l’avrebbero dovuta indossare con riconoscenza e soddisfazione.
Mai come quest’anno la gente si è sentita lontano dalla propria squadra di calcio che prima rappresentava un tutt’uno con la popolazione oltre che esserne un vero e proprio orgoglio.
La disaffezione è stata addirittura superiore rispetto a quella dell’anno passato quando si era appena reduci da un falimento.
A riprova di quanto testè sostenuto basti ricordare, all’uopo, l’entusiasmo che si stava ricreando l’anno scorso attorno alla truppa di Carmine Longo e di mister Domenicali all’indomani delle sei vittorie consecutive.
E che non ci si venga ad aggrappare all’alibi degli stipendi il quale appare onestamente un banalissimo appiglio che non solo non ci convince affatto ma che anzi appare molto molto labile, soprattutto se si constata che nella medesima condizione del Catanzaro ci sono, allo stato, almeno altre dieci squadre solo nella nostra categoria.
L’analisi più giusta e più onesta, dell’ennesima debacle delll’effeci Catanzaro, senza volere sottrarre dalle enormi responsabilità l’ex presidente e la dirigenza tutta, non può, quindi, non comprendere anche quella che riguarda le responsabilità di alcuni componenti la squadra senza le quali certamente si poteva ottenere di più.
A tal proposito dunque facciamo appello affinchè coloro o colui che intenderà gestire il calcio Catanzarese negli anni futuri possa ripartire proprio da queste premesse, operando con serietà e programmazione e cercando innanzitutto di portare a Catanzaro atleti che, prima di essere bravi calciatori, siano soprattutto persone orgogliose e fiere di indossare la gloriosa casacca delle aquile la quale sarà anche ferita e moribonda ma pur sempre merita rispetto.

Giuseppe Lavigna
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